Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: anche un uomo di Pomezia nell’inchiesta della Dda

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e associazione a delinquere: questa l’ipotesi accusatoria della Dda di Roma che ha ieri ha notificato ai 37 indagati l’avviso di conclusione delle indagini. Tra coloro che, stando alle indagini, avrebbero fatto parte del sistema finalizzato a far entrare stranieri in Italia con permessi falsi anche un uomo di 73 anni di Pomezia il cui compito sarebbe stato quello di ritirare un numero imprecisato di nulla osta per conto di ignari datori di lavoro.

Il comunicato ufficiale emesso dalla Questura di Latina

 

Gli uomini della Polizia di Stato – Questura di Latina, Commissariato di P.S. di Fondi su delega della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia hanno notificato la conclusione delle indagini  a 37 indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini stranieri provenienti quasi tutti dal Bangladesh, ma anche dall’India e dal Pakistan, nonché di contraffazioni, falsi ideologici e di aver indotto in errore pubblici ufficiali adibiti al rilascio di nulla osta di ingresso, visti di ingresso e rilascio di permessi di soggiorno. La complessa attività investigativa condotta da personale della Polizia di Stato del  Commissariato di Fondi è durata circa tre anni, ha portato ad accertare l’esistenza di una vera associazione criminale operante nell’agro fondano e con ramificazioni in Roma,  dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La gang criminale favoriva  l’ingresso in territorio nazionale di cittadini extracomunitari con regolare invio telematico da parte dei datori di lavoro ma in  realtà, le numerose richieste di nulla osta inoltrate erano state effettuate con l’unico fine di lucrare sui cittadini extracomunitari, i quali, per poter ottenere la richiesta nominativa da parte del datore di lavoro, indispensabile per il ritiro del visto d’ingresso, erano disposti a pagare ingenti somme di denaro, variabili dai 5000 ai 15.000 euro.            Infatti, una volta ottenuto sul passaporto l’apposizione del visto, lo straniero entrava ”apparentemente in regola” nel territorio nazionale superando i controlli presso gli aeroporti, dopodiché se ne perdevano le tracce, rimanendo così nella clandestinità e prestando lavoro privi di qualunque tutela, anche per pagare le grosse cifre di denaro necessarie per ottenere i documenti.    Le indagini hanno acclarato che in un primo momento erano stati coinvolti ignari datori di lavoro di cui venivano contraffati i documenti di identità e delle rispettive aziende; successivamente, dopo l’avvio dell’attività investigativa sulle contraffazioni, l’associazione si è avvalsa di datori di datori  compiacenti.  Il numero delle istanze inoltrate da ciascun datore di lavoro era talmente elevato da non trovare alcun fondamento né per la realtà produttiva locale né per il volume degli affari delle aziende coinvolte. Per poter superare i controlli degli Uffici competenti l’organizzazione era in grado di depositare tutta una serie di documentazione falsa  che rendeva impossibile un efficace controllo da parte degli uffici competenti, i quali, indotti in errore, rilasciavano parere positivo per ciascuna pratica incrementando essi  stessi il fenomeno criminale. Durante le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, sono state vagliate le posizioni di circa 2000 stranieri. Considerati gli importi rilevanti pagati dai cittadini extracomunitari, come sopra detto una media di circa 10.000 euro a persona, ed il numero così elevato delle pratiche attenzionate, il giro di affari dell’associazione sicuramente si aggirava intorno a diversi milioni di euro. Al termine dell’attività sono stati emessi i 37 avvisi di conclusione delle indagini preliminari che il Commissariato sta notificando in questi giorni. Tra gli indagati soggetti già noti alle Forze di Polizia, datori di lavoro compiacenti dell’agro fondano, impiegati di patronati, un cittadino bengalese tra i promotori dell’associazione criminosa ed un cittadino indiano, entrambi residenti a Roma.

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